riserve auree regno delle due sicilie

I “lager” piemontesi: Fenestrelle. “La proprietà delle riserve ufficiali è assegnata per legge alla Banca d’Italia”, si legge nella prima pagina (vedi allegato qui sotto). Salvatore Carreca, “Viaggio tra le meraviglie delle Due Sicilie” (1735 al 1860), Editoriale il Giglio, Napoli 2018, pp.143 con rare immagini d’epoca, € 12.00. Avitabile che era “una volgare verità” il fatto che il Banco di Napoli veniva sacrificato dalla legge, ma che ciò era una triste necessità] . Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi. Le Due Sicilie la garantivano integralmente. di costa, a L. 83 mila al Centro, a L. 43 mila al Sud ed a L. 31 mila in Sicilia; nella stessa epoca il Parlamento respinge i progetti di leggi speciali per i porti del Sud ed approva quelli per il Centro-Nord. Negli anni seguenti le cose non cambieranno, così nel primo decennio del secolo una provincia depressa come quella di Potenza paga più tasse di Udine e la provincia di Salerno, ormai lontana dalla floridezza dell’epoca borbonica essendo state chiuse cartiere e manifatture, paga più tasse della ricca Como. I primati del Regno. I capitali del Sud furono così rastrellati e resi disponibili per iniziative al Nord, i latifondi risultarono incrementati, sottraendo ai contadini gli “usi civici” precedentementi trattati. The Bank of Italy uses its own cookies and third-party cookies to ensure the smooth functioning of its website: for more information and to find out how to disable them, users are invited to read our Privacy Policy. Gli appalti sono concessi quasi esclusivamente al Centro-Nord e così pure le società con monopoli, privilegi e sovvenzioni sono al Centro-Nord. Le imposizioni fiscali che furono imposte al Sud subito dopo la conquista piemontese. Il tutto, però, va commisurato al totale di 4.076 milioni spesi nello stesso periodo per l’Italia intera! Compiti Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi Evoluzione storica delle riserve auree della Banca d'Italia, vai al livello superiore Ma la inconvertibilità della sola moneta della Nazionale permette a questa banca di continuare placidamente il suo drenaggio di capitali e di oro dal Sud, essendo rimasta convertibile la moneta del Banco di Napoli [nota75: In Parlamento il ministro Scialoja, napoletano e traditore, rispose all’on. Ripristiniamo il regno delle due Sicilie! Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi. da “CAPITOLO QUARTO – La negazione di Dio”. Ma non fu così! In sostanza si priva il Sud di oro e di capacità di credito, a favore dell’industria del Nord. Nello stesso mese si verificò una riduzione della riserva per 10,8 tonnellate che, vincolate a garanzia di una anticipazione concessa all'Istituto nazionale del commercio con l'estero (INCE) da un gruppo di banche svizzere, furono inviate alla Banca Nazionale Svizzera a causa della non restituzione del prestito. Nel frattempo al Sud proliferarono altre di Casse di Deposito del Nord: un quarto di quelle che saranno costituite in Italia in quegli anni. E’ molto scomodo rileggersi la storia prendendo in considerazione le nuove acquisizioni, si vedono vacillare degli schemi mentali cristallizzati che … Nel 1979 furono poi trasferiti al Fondo Europeo di cooperazione monetaria (FECom) il 20 per cento delle riserve ufficiali in euro e in dollari, pari a circa 517 tonnellate di oro; la riserva aurea dell'Istituto raggiunse in questo modo le 1.505 tonnellate, rimanendo sostanzialmente invariata fino al 1996 (nel gennaio del 1980 vi fu un ulteriore trasferimento di oro al FECom per 1,3 tonnellate). Le casse Statali erano così ricche di riserve auree da avere i titoli di … L’arcano crediamo possa spiegarsi in un solo modo: in quegli anni la Nazionale ha costituito e sostiene al Nord quattro banche di credito mobiliare per finanziare l’industria settentrionale in crisi. Come da Napoli in giù, come tutto il Sud, abbia ancora a muggire paziente è un mistero. Solo il continuo, discreto, apporto della Nazionale permette loro di sopravvivere. Ancora una volta, però, l’intervento politico dello Stato sabaudista risolse una partita, che a livello economico si metteva malissimo per il Nord. Soprattutto, mantenne la propria autonomia e fu quasi monopolista nel Mezzogiorno continentale fino al 1926. Nel 1979 furono poi trasferiti al Fondo Europeo di cooperazione monetaria (FECom) il 20 per cento delle riserve ufficiali in euro e in dollari, pari a circa 517 tonnellate di oro; la riserva aurea dell'Istituto raggiunse in questo modo le 1.505 tonnellate, rimanendo sostanzialmente invariata fino al 1996 (nel gennaio del 1980 vi fu un ulteriore … Nel periodo 1861-1866, il Banco vede calare le sue riserve di 35 milioni; per contro le riserve della Banca Nazionale, che pure ingoiava oro senza mollarne in contropartita, aumentano di solo sei milioni. Se c’è cornice più consona all’impalpabile idea della “qualità della vita” altro luogo non può darsi che può che questo. Così, con la conquista, il Piemonte non solo mise le mani sull’ingente ricchezza dell’Antico Regno, ma moltiplicò subito per tre il capitale circolante! Il Regno delle due Sicilie possedeva ben 443 milioni di moneta in oro, ossia l’85% delle riserve auree di tutte le province. Nel 1893, la fusione dei tre istituti di emissione (la Banca Nazionale del Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) diede vita alla Banca d'Italia con una propria dotazione aurea iniziale di 78 tonnellate di fino, di cui l'86 per cento proveniente dalla Banca Nazionale nel Regno. L’oro delle Due Sicilie lo spreco degli italiani. [nota73: Convertibilità che ricordiamo era nel rapporto 3 lire di carta = 1 lira d’oro]. La flotta mercantile borbonica era la terza in Europa, e i Cantieri Reali di Castellamare costituivano l'eccellenza mondiale per la fabbricazione di navi da guerra. In quegli anni gli acquisti di oro venivano effettuati anche dall'Ufficio Italiano Cambi (UIC - un ente, diventato poi strumentale della Banca d'Italia, che aveva l'obiettivo di controllare i movimenti di capitale e gestire le riserve in valuta, tra cui l'oro). Il Regno delle Due Sicilie proprio nel 1860 si stava trasformando in un grande Stato. Si disse anche che la necessità del corso forzoso derivasse dalla crisi dell’industria, messa in ginocchio dalla concorrenza straniera. Analogamente avveniva per ciò che concerneva le spese ordinarie per le normali funzioni pubbliche dello Stato: il Sud riceveva molto meno di quanto dava. Cerchi un professionista che sappi consigliarti come proteggere la salute di chi ami? La risposta a tali domande è che il corso forzoso [nota74: La commissione parlamentare, per quanto dominata dalla destra fautrice della legge, concluderà nel 1868 l’inchiesta sul corso forzoso, dicendo che di esso non vi era “veruno bisogno”] era stato introdotto per cavare di impaccio la Nazionale e le banche ad essa collegate che, grazie alla loro allegra finanza, erano sull’orlo del fallimento. Informativa sui cookie: Perché allora non si ricorse al sistema normale della tariffa doganale al posto di quello indiretto e macchinoso del corso forzoso? Storia - Alcuni primati raggiunti durante il Regno Delle Due Sicilie ... Dopo l’Unità d’Italia, le riserve auree delle floride casse del Regno vennero completamente depredate e portate al Nord. Nel 1818 il Regno delle Due Sicilie disponeva di 2.387 navi, nel 1833 il numero salì a 3.283, di cui ben 262 superiori alle 200 tonnellate e 42 che oltrepassavano le 300 tonnellate. Alla chiusura del primo bilancio al 30 giugno 1946, l'UIC deteneva oro per 1,8 tonnellate, ceduto dalla Banca di Francia. Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi, Premio per la scuola "Inventiamo una banconota", Portale di prenotazione on-line delle visite a Palazzo Koch, Convenzione Interbancaria per l'Automazione (CIPA), Servizio di certificazione delle chiavi pubbliche, Evoluzione storica delle riserve auree della Banca d'Italia. Tutti i codici e l’intera struttura statale erano piemontesi, del buon “mondo borbonico” non fu conservato un bel niente! La mozione della maggioranza è stata approvata con 141 sì, 83 no e 12 astenuti e chiede una definizione dell’assetto “della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia nel rispetto della normativa europea”. Giuseppe Bagnasco, Filibustieri – Arrembaggio conquista e distruzione del Regno delle Due Sicilie, Thule Edizioni, pag. Nel 1960 e nel 1965 vennero attuati due trasferimenti dalle riserve dell'Ufficio a quelle della Banca d'Italia per complessive 1.890 tonnellate, in base al principio che riconosceva alla Banca la detenzione delle riserve auree e all'UIC la gestione di quelle valutarie, portando in questo modo il quantitativo delle riserve della Banca a 2.136 tonnellate. Dopo l'armistizio del settembre del '43, vi fu una riduzione pari a 50,5 tonnellate a causa di una prima asportazione, effettuata dalle autorità tedesche, dell'oro precedentemente fatto trasferire dal Governatore Azzolini nella sede di Milano della Banca e da cui poi i tedeschi avevano trasferito 92,3 tonnellate a Fortezza, in Alto Adige. Basti ricordare la I ferrovia italiana Napoli-Portici o il I teatro lirico al mondo S. Carlo. Sì dell’Aula del Senato alla mozione di maggioranza sulle riserve auree di Bankitalia. Le folli spese militari e la mania di grandezza facevano volgere la situazione al peggio. Certo le giustificazioni non mancarono: all’epoca si addussero motivi patriottici e cioè di far guerra con l’Austria. La storia bancaria smentisce un luogo comune del revisionismo “sudista” L’unificazione giuridica dello Stato … Ciò prova che la politica del nuovo Stato italiano penalizzò pesantemente il sistema bancario del Sud. Il solo Piemonte ebbe, fino al 1898, 41 ministri contro 47 dell’intero Sud e la situazione era la stessa per tutti gli alti gradi dello Stato, come ha documentato lo stesso Nitti. Le riserve auree del Regno delle Due Sicilie (500 milionidi lire contro i 100 dei piemontesi) avrebbero permesso di stampare carta moneta per circa tre miliardi, una vera e propria manna a cui si aggiungevano le nuove tasse imposte ai 9 milioni di abitanti, i risparmi, le terre ed i beni sottratti alle autorità ecclesiali destinati allo … Gli armatori De Pace, con le loro navi, collegavano il vecchio continente con l’America e i Florio erano tra gli industriali più importati d’Europa. About this site's cookies: Mutua MBALEGGI, La tutela dei nostri soci. Nel 1997 l'oro di proprietà della Banca salì a 2.074 tonnellate, grazie all'acquisto dell'oro residuo di disponibilità dell'UIC pari a 570 tonnellate (tra il 1977 e il 1979 la Bundesbank aveva restituito all'UIC le 543 tonnellate di oro, cui si aggiungono 27 tonnellate restituito dal FMI sempre nel triennio 1977 - 1979). Con l’unità, inoltre, il Sud farà altre spiacevoli conoscenze, oltre che con la massa di tasse portate dai piemontesi: il debito pubblico pro-capite degli Stati sardi era il quadruplo di quello dell’Antico Regno e il Sud fu costretto ad accollarsi centinaia di milioni spesi dal Nord. Consiglio la visione dello sceneggiato televisivo in sette puntate diretto da … Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, l'oro della Banca d'Italia aumentò progressivamente, fino a raggiungere alla fine del 1958 le 244 tonnellate. Inoltre esistevano al Sud 761 stabilimenti diversi di beneficenza, oltre 1.131 monti frumentari, il 65 per cento del totale italiano, che, fornendo anticipazioni per le attività agricole ad interessi quasi nulli, erano una sorta di credito agrario, sia pure embrionale. L’Italia dei Savoia prese a saccheggiare il Regno delle Due Sicilie – privandolo innanzitutto delle sue immense riserve auree – rendendolo una miserabile Colonia delle “Due Sardegne”, molto simile al proprio possedimento posto a sud della Corsica. Cosicché alla spoliazione delle fabbriche si aggiunse anche quella finanziaria”. La storia di un genocidio mai raccontato. Non solo, quindi, si attingeva alle riserve auree copiose sottratte dall’ex Regno delle Due Sicilie, ma si puntava al cuore delle casse e del vasto patrimonio della Chiesa per armare lo Stato, imporre la lunghissima e costosa coscrizione obbligatoria, onde usarla contro i briganti e i legittimisti del Sud. su Sapevi Che Il 70% Dell’oro Italiano Arrivò Dal Regno Delle Due Sicilie? Ora, però, all’inizio del 1866, la situazione delle banche sostenute dalla Nazionale si fa assai difficile, mentre si profila la controffensiva del Banco di Napoli: il governo la contrastò al grido “a mali estremi, estremi rimedi!” Il 10 maggio 1866 è approvata la legge sul corso forzoso. Si deve ancora a Nitti se la leggenda del “burocratismo” meridionale sia stata smantellata, poiché egli ha provato, con un’analisi condotta con puntigliosità teutonica, come gli uffici dello Stato fossero prevalentemente concentrati al Nord (scuole, magistratura, esercito, polizia, uffici amministrativi ecc.). Fino al 1860, il Regno delle Due Sicilie, ricco di pace, di memorie, di costumi, di commercio, di prosperità, di arti, di industrie, di pesca, di agricoltura, di artigianato, era l’invidia delle genti: scuole gratis, teatri, opere d’ingegneria, meravigliosi musei, strade ferrate, gas, opifici, opere di carità, bacini, cantieri navali, arsenali davano … Seguirono una serie di tentativi per ridurre il Banco di Napoli a Monte di Pegni, privarlo della Cassa di sconto o delle operazioni di tesoreria a vantaggio della Nazionale. restrittive e parsimoniose del Regno delle Due Sicilie e hanno messo in rilievo che lo sviluppo economico del Regno di Sardegna era avvenuto fittiziamente e con un forte indebitamento, saldato in parte proprio con le riserve auree del Banco di Napoli. Gli studi e le ricerche degli ultimi 20 anni hanno in parte rivalutato le politiche economiche restrittive e parsimoniose del Regno delle Due Sicilie e hanno messo in rilievo che lo sviluppo economico del Regno di Sardegna era avvenuto fittiziamente e con un forte indebitamento, saldato in parte proprio con le riserve auree del … Le Due Sicilie la garantivano integralmente. Per dirla in poche parole: il Regno dei Savoia, ormai fuori dai giochi del colonialismo mondiale, aveva necessità di ripianare il debito pubblico, così si lanciò alla conquista del Regno delle due Sicilie e delle sue riserve auree, servendosi di Garibaldi e dei suoi mille mercenari; l’Eroe dei due Nei primi anni post-unitari la situazione nei rapporti di forza tra Banca Nazionale e Banco di Napoli è di sostanziale parità: la Nazionale ha un capitale superiore a quello del Banco, ma l’istituto napoletano la sopravanzerà per lungo tempo per ciò che attiene alle riserve auree e alla circolazione [nota70: Le riserve auree della Nazionale, infatti, passano da 26 a 32 milioni dall’unità al 1866, e la circolazione (che avrebbe dovuto essere in rapporto di 3 a 1 con le riserve) passerà da 55 milioni nel 1861 ai 124 della prima metà del 1866. Al momento dell’unità, il regno delle Due Sicilie possedeva riserve auree pro capite doppie rispetto al Nord. Successivamente si tennero i falsi plebisciti che sancirono l’annessione dei territori delle Due Sicilie al Regno sabaudo che fagocitò banche, riserve auree, fabbriche, risorse minerarie, imbarcazioni, beni demaniali facendo subire a quello che era, senza retorica e patetismi, il glorioso Regno delle Due Sicilie, non solo il danno ma … Avrebbe dovuto essere di 96 milioni se il rapporto 3:1 fosse stato rispettato. Non è tutto: la vendita dei beni ecclesiastici frutterà allo Stato unitario oltre 600 milioni. Il progetto di legge per radunare le riserve auree del Sud nel Banco non fu approvato dagli organi competenti su pressione della Banca Nazionale. E’ importante sottolineare che entrambi questi istituti di credito sono istituti di diritto privato e pertanto non statali. Fu nel Regno delle due Sicilie, il 3 ottobre 1831, a essere inaugurata la prima ferrovia in Italia, la … Nel 1926, con l'attribuzione del monopolio esclusivo delle emissioni alla Banca d'Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia cedettero le proprie riserve auree, pari a circa 70 tonnellate provenienti quasi per intero dal Banco di Napoli. Nel 1856 Il Regno delle Due Sicilie fu premiato all’expo di Parigi come la terza potenza in Europa, e quindi al mondo, per sviluppo industriale. L’attacco della Banca Nazionale al Banco di Napoli, I primi tentativi di soffocare o subordinare il sistema bancario del Sud. Inoltre la borghesia napoletana presentò nel 1860 il progetto per la costituzione di una moderna banca con L. 25,5 milioni di capitale. To proceed to a different area of the website or to select an element on a webpage (such as an image or a link) users must first consent to the use of cookies. Ma lo Stato dimostra ancora una volta di non avere a cuore le sorti dell’intera collettività, ma solo di quelle del Nord. Eppure il progetto di legge al”uopo preparato aveva avuto l’approvazione del barone Rothschild, nonchè di uno dei più noti esperti finanziari dell’epoca, Michel Puysat. Quest'Italia va allo sfascio! In effetti, questo atto di “generosità” si rese necessario per collegare i mercati a favore degli interscambi, utili sopratutto al Nord. Il Banco doveva invece ottenere l’autorizzazione statale per aprire filiali al Nord. Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze di 2.452 tonnellate, sono avvenute all'inizio del 1999, in occasione dell'avvio dell'UEM, con il conferimento alla BCE di 141 tonnellate di metallo. Sì, perchè, secondo l’art.LEGGI. E così l’industria del Sud paga le spese della crisi al Nord con una strozzatura del credito. : Ma soprattutto perché si riconobbe il principio della inconvertibilità solo per la moneta della banca Nazionale e non per quella del Banco di Napoli, suo unico reale competitore? Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Il quantitativo di oro di cui la Banca d'Italia è ad oggi proprietaria è quindi frutto di una serie di eventi che hanno permesso all'Istituto di diventare, nel tempo, uno dei maggiori detentori al mondo di metallo prezioso. Bankitalia: “le riserve auree sono nostre” In una guida del 2014, Banca d’Italia spiega che le riserve auree sono di proprietà dell’istituto.

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